Le Abbazie della Toscana:  scopriamo le 10 più belle

Le abbazie della Toscana: già in un precedente articolo abbiamo parlato delle 10 più belle, ma ci siamo fermati alle prime 5. Ecco quindi che vi presentiamo le altre 5, da noi selezionate come più belle e suggestive.

Il nostro itinerario inizia in un palcoscenico di grande suggestione dove misticismo, sacralità e leggenda si mischiano, in uno dei luoghi più affascinanti della Toscana. Stiamo parlando dell’Abbazia di San Galgano, situata in un luogo isolato della campagna senese, circondata da un paesaggio fatto di natura selvaggia, solo in parte adattato dall’intervento dell’uomo. L’imponente costruzione lascia esterrefatti sia per le sue dimensioni sia per la mancanza del tetto, che dona alla struttura una particolare solennità, soprattutto la notte, quando è solo il cielo stellato a farle da tetto.
Inserita fra le Abbazie della Toscana come una tappa assolutamente irrinunciabile, è raggiungibile percorrendo la Superstrada Firenze-Siena, uscita Colle Val D’Elsa Sud. Da qui prendere la SP 541 fino ad incrociare la SP 73 bis, andare a destra in direzione Monticiano fino ad incontrare un bivio sulla destra con l’indicazione per l’Abbazia di San Galgano. Per coloro che volessero soggiornare nei pressi, proponiamo Villa La Cappella, adiacente all’Abbazia.

La spada nella roccia- photo by @italian-traditions.com

La spada nella roccia- photo by @italian-traditions.com

La storia dell’Abbazia ha inizio nel XII secolo, quando San Galgano decise di ritirarsi in questo luogo come eremita, per dedicarsi alla preghiera. Qui infisse la sua spada nella roccia, per venerarla come una croce. Ancora oggi la spada è visibile nei pressi della chiesa, protetta da una teca di plexiglass per evitare tentativi sconsiderati di estrarla dalla roccia, come già accaduto in passato. Subito la memoria torna al mito di Re Artù e la fantasia evoca immagini di antichi cavalieri e delle loro mitiche gesta, ma davanti ai nostri occhi si staglia la solida visione di un monumento che racconta una storia millenaria. Costruita fra il 1218 e il 1288, l’abbazia vide il suo massimo splendore nel XIII secolo, prima che la peste del 1348 ne decimasse i monaci. Essa fu così esposta alle sempre più frequenti razzie, ad opera di briganti e soldatesche di ventura. Il declino non si arrestò, finché nel 1700 crollò definitivamente il tetto e la chiesa fu abbandonata. Si dovrà arrivare ai primi decenni del XX Secolo per avviare un restauro conservativo, al fine di consolidare quanto rimaneva dell’antica abbazia.

Il nostro percorso ci porta ora verso la Maremma. Torniamo indietro e prendiamo la SP 441 in direzione Massa Marittima, deviamo poi a sinistra sulla SP di Montemassi, con indicazione per Grosseto. Proseguendo oltre, superato il paese di Montemassi, si arriverà ad incrociare la SS1 Aurelia, che si prenderà in direzione Sud. Dopo Grosseto, fatti pochi km, troveremo l’uscita per Alberese.

Abbazia di San Rabano

Abbazia di San Rabano

Raggiunto il paesino di Alberese dovremo recarci al Centro Visite del Parco Naturale della Maremma, perché l’Abbazia che abbiamo intenzione di visitare si trova all’interno del Parco. La nostra prossima meta è infatti l’Abbazia di San Rabano, antico monastero benedettino immerso nei boschi dei Monti dell’Uccellina, in un contesto naturalistico straordinario, protetto dal 1975, anno in cui venne istituito il Parco. Per arrivare ad ammirare l’Abbazia dovremo quindi affrontare una piacevole escursione, un piccolo assaggio di trekking, della durata complessiva di circa 4 ore fra andata e ritorno, definita “di media difficoltà”. Il moderato impegno fisico sarà comunque ripagato dalla meraviglia di vedere comparire all’improvviso, in mezzo al bosco di lecci, il biancheggiare dei muri e del campanile dell’Abbazia di San Rabano.
Un tempo nota con il nome di Monastero di Santa Maria Alborense, la sua costruzione fu iniziata nell’XI secolo e raggiunse un notevole sviluppo nel secolo successivo, per merito dei Monaci Benedettini Cistercensi. Nei secoli successivi la struttura passò attraverso alterne vicende, contesa fra lo Stato Vaticano, Siena e Pisa, finché nel XVI secolo, ormai in rovina per le aggressioni subite, il complesso abbaziale venne abbandonato. Una recente ristrutturazione ha contribuito a mettere in risalto la magnificenza architettonica e l’antico splendore del complesso. L’imponenza dell’Abbazia è ancora oggi intuibile, grazie alla grande navata, al transetto e alla torre campanaria, che svetta maestosa ed è ben visibile da lontano.

Ritornati ad Alberese, dopo questo breve intermezzo sportivo, continueremo la nostra ricerca delle abbazie della Toscana, ora comodamente seduti a bordo della nostra auto. Questa volta l’itinerario ci porterà in terra di Siena e più precisamente nei pressi di Buonconvento, nella zona delle Crete Senesi, dove visiteremo la grande Abbazia di Monte Oliveto Maggiore. Anche in questa zona possiamo suggerire due ville per il vostro soggiorno, a breve distanza: Bruco Cottage e Villa La Campana.
Da Grosseto si prende la SS 223 in direzione Siena e dopo circa 48 km. girare a destra sulla SP 33 in direzione di Fontazzi e Vescovado di Murlo. Dopo Vescovado di Murlo seguire le indicazioni per Buonconvento, qui giunti prendere la Via Cassia in direzione Siena e poco dopo girare a destra, sulla SP 451 seguendo l’indicazione per l’Abbazia di Monte Oliveto.
Troveremo l’Abbazia sulla destra, circondata da un bosco di cipressi e querce, dove svetta la massiccia torre quadrata, sovrastata da merlature. Attraverso un ponte levatoio si accede ad un palazzo in mattoni rossi, realizzato successivamente alla costruzione del monastero, per scopo difensivo. Dopo il palazzotto si apre un lungo viale fiancheggiato da cipressi, che ci porta nel cuore dell’Abbazia.

Abbazia di Monte Oliveto Maggiore

Abbazia di Monte Oliveto Maggiore

La fondazione del monastero risale al 1313 ad opera di Bernardo Tolomei, appartenente ad una ricca famiglia senese, che qui si stabilì per dedicarsi alla preghiera ed abbracciare poi le severe regole dell’Ordine dei Benedettini. La costruzione del complesso andò avanti per molti anni e fu così che nei primi anni del ‘400 venne realizzata la Chiesa e poi il Chiostro, mirabilmente affrescato da Luca Signorelli e da Antonio Bazzi detto il Sodoma. Questa è sicuramente l’attrazione principale della visita dell’Abbazia, per la bellezza e la vivacità dei 35 dipinti, raffiguranti la vita di San Benedetto, inseriti a ragione fra i massimi capolavori della pittura rinascimentale.  La visita però riserva anche altri punti di notevole interesse, come la grande Chiesa, riccamente decorata e affrescata, che offre all’ammirazione dei visitatori il bellissimo Coro ligneo, intagliato e intarsiato da Giovanni da Verona tra il 1503 e il 1505. E ancora il Refettorio, anche questo decorato da affreschi, così come la Biblioteca, dove ritroviamo ancora opere del Sodoma e sculture di Giovanni da Verona. Non si può concludere la visita senza una sosta nella Farmacia, dove sono presenti altri capolavori, prodotti dai monaci secondo antiche ricette, come i famosi liquori d’erbe.

Monte Oliveto Maggiore, il chiostro- photo by @arteovunque.info

Monte Oliveto Maggiore, il chiostro- photo by @arteovunque.info

E così, dal momento che tra le Crete Senesi e la Val D’Orcia il tragitto è breve, muoviamo ora alla volta di Montalcino, che oltre al famosissimo Brunello ha da offrire anche un altro pregevole gioiello del suo territorio: l’Abbazia di Sant’Antimo. Se vogliamo fare una sosta per ammirare il paesaggio della Val D’Orcia e concederci una pausa di relax, possiamo deviare per Villa Oliveto, vicina alla nostra prossima meta.

Altrimenti, tornati sulla strada provinciale di Monte Oliveto, girare a sinistra in direzione di Buonconvento e qui arrivati prendere a sinistra la SR 2 Cassia in direzione Roma. Al bivio per Montalcino svoltare a destra, attraversare il paese e alla rotonda prendere la 4^ uscita con l’indicazione per Sant’Antimo. Proseguire su questa strada per circa 10 km. seguendo le numerose indicazioni, fino ad incontrare l’Abbazia.

Sicuramente una delle più antiche abbazie della Toscana, le origini di Sant’Antimo si perdono nella notte dei tempi. La leggenda vuole che l’imperatore Carlo Magno, di ritorno da Roma, fondò nel secolo VIII l’antico monastero, per ringraziare il Signore della fine di una grave pestilenza. Quello fu l’inizio, che portò l’Abbazia ad assumere un’importanza sempre crescente. Nel XIII secolo però le ingenti spese sostenute per il suo ampliamento la portarono ad una lenta ma inesorabile decadenza, tanto che nel 1461 Papa Pio II, originario di Pienza, ne decise la soppressione. In stato di abbandono per molti anni, solo nel 1870 furono avviati dei lunghi restauri, che hanno portato la struttura alle condizioni attuali.
La visita dell’Abbazia con le sue forme essenziali e gli interni scarsamente arredati trasmette una immediata sensazione di sacralità e misticismo, come voleva la rigida regola della vita monastica. I rari ma pregevoli capolavori presenti nella Chiesa, fra cui alcuni affreschi e sculture lignee, contribuiscono a creare un’atmosfera solenne, ideale per i Canti Gregoriani con cui i monaci accompagnano le celebrazioni, che hanno reso famosa questa abbazia. Da non perdere la visita della Cripta, situata sotto l’altare maggiore, altro luogo di grande suggestione, realizzata con tutta probabilità durante la costruzione del monastero.

Sant'Antimo- photo by @locandasantantimo.it

Sant’Antimo- photo by @locandasantantimo.it

Lasciamo l’austero complesso medievale e ci dirigiamo verso l’ultima tappa del nostro itinerario, che è anche l’ultima delle Abbazie della Toscana che abbiamo selezionato. Questa è l’Abbazia di San Salvatore, nel paese di Abbadia San Salvatore sul Monte Amiata. Riprendiamo la SP 55 per circa 8 km. e giriamo poi a sinistra sulla SS 323, fino al bivio a destra per la SP 65, che dopo 15 km. ci porterà al paese di Abbadia San Salvatore. All’interno del paese numerose sono le indicazioni per l’Abbazia, sarà facile quindi raggiungere la piazza dove sorge il l’antico complesso monastico, che la leggenda vuole sia stato costruito dal Duca Longobardo Ratchis nell’alto medioevo.

Abbazia di San Salvatore

Abbazia di San Salvatore

La facciata è racchiusa fra due torri, di cui quella di destra è però incompiuta; la parte centrale, a capanna, è in puro stile romanico. L’interno, restaurato negli anni trenta e settanta del XX secolo, è molto solenne ed austero, anche per effetto delle nude pareti, private degli stucchi e riportate al loro aspetto originario. La pianta della chiesa è a croce latina e nelle cappelle laterali sono presenti dei pregevoli affreschi della metà del 1600, ma la principale attrazione è rappresentata dalla Cripta Longobarda, un ambiente che trasmette emozioni d’altri tempi. Qui si trova la chiesa originale, in un ambiente sorretto da 32 colonne sormontate da capitelli, ognuno decorato con un motivo diverso.

Abbazia di San Salvatore - La Cripta

Abbazia di San Salvatore – La Cripta

Dopo questo viaggio a ritroso nel tempo, in epoche spesso definite “oscure”, possiamo facilmente comprendere come la vita monastica rappresentasse un baluardo di pace, ove poter preservare la conoscenza ed il sapere, che grazie a questi antichi padri sono arrivati fino a noi.
Una riflessione doverosa, per non dimenticare le nostre origini e quegli uomini, che nella loro serena povertà, lontano da feste e banchetti, hanno preservato e tramandato ricchezze inestimabili, come quelle che abbiamo appena finito di ammirare.

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